Il calabrone asiatico: caratteristiche, habitat e curiosità

24 gennaio, 2019
Avete mai visto un calabrone asiatico? Questo imenottero della famiglia Vespidae è originario del sud-est asiatico. Ecco tutto ciò che bisogna sapere su di lui.
 

Il calabrone asiatico è, come suggerisce il nome, una specie di vespa che si trova nel sud-est asiatico. Dotato di un corpo allungato e robusto, possiede un pungiglione di tutto rispetto e una sua puntura può creare problemi anche agli umani.

Oltre ad essere un insetto imenottero affascinante e bello da vedere, purtroppo il calabrone asiatico è diventato molto famoso per essere una delle specie esotiche invasive più pericolose.

In questo articolo vi aiuteremo a conoscerlo più da vicino.

Calabrone asiatico: tutto ciò che bisogna sapere

Come altri imenotteri, la Vespa velutina (è noto anche come “calabrone dalle zampe gialle”) si nutre principalmente di insetti. In particolare, una delle sue prede preferite sono le api, quindi rappresenta una seria minaccia per l’ecosistema.

I calabroni asiatici hanno una taglia tre volte superiore alle normali vespe. Come altri insetti simili, la loro struttura sociale prevede una regina (che può misurare 50 mm) e migliaia di lavoratori.

L’alveare del calabrone asiatico viene costruito sugli alberi, ma anche sotto al tetto degli edifici e possono quindi rappresentare un problema anche per chi vi abita.

Questi nidi hanno una forma sferica e di solito hanno un’uscita laterale. All’interno, possono vivere fino a 2000 calabroni.

Come già anticipato, le larve vengono nutrite grazie alla caccia della preda favorita dal calabrone asiatico: le api. Esse rappresentano l’84% della dieta di questi temibili imenotteri.

 
Un calabrone asiatico su un fiore

Il calabrone asiatico adulto si nutre anche di frutta matura e nettare di fiori, quindi può danneggiare le colture. In Europa, questo insetto è cacciato da tre uccelli: il gruccione, il falco pecchiaiolo e le averle.

Come si difendono le api dal calabrone asiatico?

Anche se le api europee non hanno mai vissuto con questi animali, la verità è che le api asiatiche hanno dovuto evolversi e trovare strategie per difendersi da questi animali.

La loro “convivenza” con il calabrone asiatico dura da migliaia di anni.

Come tattica di difesa, le api circondano i calabroni asiatici in gran numero, come uno sciame. Ciò causa un aumento della temperatura e una riduzione dell’ossigeno attorno alle vespe, che finiscono per morire.

Il fatto è che le api sono in grado di resistere a temperature più alte.

Il problema è che il calabrone asiatico è arrivato in Europa e anche le nostre api stanno iniziando ad assumere comportamenti simili.

Si tratta di una vera e propria emergenza, poiché le api svolgono un ruolo fondamentale in natura. La loro scomparsa sarebbe catastrofica per l’essere umano.

Un nido di calabrone asiatico
 

Il calabrone asiatico è pericoloso per gli uomini?

Senza creare facili allarmismi, effettivamente il calabrone asiatico comporta alcuni pericoli per l’uomo, sebbene non molti di più del calabrone europeo, poiché entrambi preferiscono fuggire volando, piuttosto che attaccare.

Generalmente, questi animali usano il pungiglione per difendere il nido, quindi correte dei rischi solo quando vi trovate all’aria aperta, a contatto con questi alveari.

Il veleno iniettato è della stessa natura di quello della vespa europea, anche se viene inoculata una quantità maggiore.

Il più grande pericolo è per coloro che sono allergici al veleno di questi animali o alle punture multiple, che possono portare alla morte per shock anafilattico.

Diverse persone sono purtroppo decedute a causa degli attacchi di questo insetto.

Perché il calabrone asiatico è arrivato in Europa?

L’arrivo in Europa del calabrone asiatico avvenne nel 2004 e si deve a un mercantile sbarcato in Francia. Attualmente è presente in Belgio, Portogallo, Spagna e, ovviamente, anche in Italia.

Questa specie è stata classificata come una specie invasiva nel nostro paese e le amministrazioni locali stanno cercando di prendere le dovute misure per contrastarne la diffusione.

Oltre che essere pericoloso per l’uomo, una sua eccessiva presenza potrebbe danneggiare notevolmente l’ambiente e l’economia di intere zone.