Corea: Jung, la signora che salva i cani destinati ai ristoranti

22 giugno, 2016

In Corea, purtroppo, il cane è considerato una prelibatezza. La continua richiesta di carne di cane, molto apprezzata dai magnati coreani, ha portato ad un boom di allevamenti. A volte, tra tante notizie tragiche, c’è anche qualche sorpresa piacevole: oggi facciamo la conoscenza di una signora coreana che da parecchi anni si occupa di trarre in salvo i cani. Una stella che illumina l’oscurità in cui vivono molti piccoli amici a quattro zampe. La donna si chiama Jung Myoung Sook e da anni sta facendo un lavoro straordinario, apprezzato da pochi e criticato da molti.

Corea: Myoung Sook Jung e il suo amore per i cani

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Autore della foto: rifugio “House with a Heart Senior Pet Sanctuary”

Questa donna coreana di 61 anni ama i cani da sempre, un amore che le è stato trasmesso dai genitori quando era bambina. Per quanto sia vissuta in un paese in cui la carne di cane è considerata pregiata e non è da molto che i cani vengono usati come animali da compagnia, ha saputo riconoscere facilmente la crudeltà di questa consuetudine.
Non poteva restare a guardare. Non fare nulla significava, per lei, comportarsi proprio come chi mangia la carne di cane. Era intollerabile e ha deciso di agire.

Ha cominciato a raccogliere dalla strada i cani abbandonati e a riscattarne altri ormai destinati ai ristoranti. È arrivata perfino ad acquistare i cani, salvandoli dagli allevamenti e dal macello.

Così facendo, è arrivata ad ospitare in casa oltre duecento cani, una situazione per niente facile da gestire. Non stupisce che molti suoi vicini abbiano cominciato a pensare che Jung fosse impazzita, sebbene altri la stimassero, perché in Corea ci sono anche molte persone che, come lei, amano gli animali.

Salvare per vent’anni i cani ha i suoi inconvenienti

Allevare duecento cani è, chiaramente, un’odissea. Il primo problema sono state le denunce dei vicini. Far tacere così tanti animali riuniti insieme è praticamente impossibile.

Ma Jung, che aveva le idee chiare, non si è fatta scoraggiare. Si è trasferita e lo ha fatto più di una volta: tutto pur di non rinunciare ai suoi bimbi, come li chiama lei.

Il secondo problema è stato offrire cibo e igiene a un branco di 200 cani. Jung non è certo milionaria, lavora come donna delle pulizie negli uffici e raccoglie scatole di cartone per poi rivenderle e guadagnare qualche soldo in più. È una sfida per questa donna, alleviata un po’ dai regali dei vicini che le portano cibo in scatola, carne, riso e altro.

Le cure veterinarie sono costose, ma fondamentali per Jung che oltre a tenere molto alla salute dei suoi cani, non voleva essere denunciata per maltrattamento animale. La donna è stata previdente, non ha aspettato di avere tanti cani prima di farli visitare, ma li ha portati al controllo man mano, ogni volta che raccoglieva un randagio dalla strada.

Senza preoccuparsi troppo dei problemi che si presentavano, questa stella coreana era intenzionata a brillare sul destino buio dei cani abbandonati.

Le indagini della polizia

canile

Come prevedibile, non passò molto tempo prima che le autorità cominciassero a fare indagini. Con il valore che la carne di cane ha in Corea, era facile pensare che Jung avesse avviato un allevamento o un ristorante illegale, fatto punibile dalla legge.

Quando videro, però, con quanto amore si prendeva cura dei cani e seppero da dove provenivano, non poterono non ammirare questa eroina.

E chi non lo farebbe? Ogni mattina, quando si sveglia, dà il buongiorno a tutti i cani e dice “date un bacio alla mamma”. È così che li considera, tutti suoi figli.

Una lunga strada dietro sé

Jung ha lottato contro ogni avversità per salvare i cani e per poterli tenere con sé e anche se non è stato facile, sono ormai più di venti anni che porta avanti il suo progetto.

E continuerà a farlo, dice lei, fino a quando le sue forze glielo consentiranno, perché non riesce ad immaginare una vita senza i suoi piccoli. E siamo sicuri che anche i cani non possano concepire una vita senza di lei. Brava Jung!

Fonte dell’immagine di copertina: www.nacion.com