Cosa pensano i gatti delle persone

13 novembre, 2015
 

I gatti convivono con l’essere umano da oltre 9500 anni, ma non per questo hanno perso l’istinto felino. Tanto che, spesso, ci viene da chiedere se veramente ci amano o se si approfittano di noi. Per questa ragione oggi vogliamo rispondere alla domanda: “Cosa pensano i gatti delle persone?”

Quando si decide di adottare un animale da compagnia molte persone scelgono  i gatti. Pensate che oltre 80 milioni di gatti vivono nelle case degli statunitensi e che, secondo quanto rivelato dalle statistiche, nel mondo ci sono tre gatti per ogni cane.

Tuttavia, ci sono ancora molte cose da scoprire su questi splendidi felini e una fra tutte è sapere una volta per tutte cosa provano per i loro proprietari.

Per dare una risposta a tale questione, un’equipe di ricercatori dell’Istituto di Antrozoologia della Scuola di Scienza Clinica Veterinaria dell’Università di Bristol ha osservato per alcuni anni il comportamento di un gruppo di gatti domestici. Lo studio è giunto alla conclusione che i gatti, a differenza degli altri animali da compagnia, interagiscono con le persone facendo riferimento a comportamenti sociali specifici che non hanno nulla a che vedere, per esempio, con quelli dei cani.

Conclusioni della ricerca

Lo studio si basava sull’analisi del comportamento dei gatti per cercare di comprenderne la struttura sociale.

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Mediante quest’attenta osservazione, gli studiosi sono arrivati alla conclusione che i gatti sviluppano diverse dinamiche in funzione delle contingenze particolari della vita di ognuno.  Per esempio, sono state rilevate sostanziali differenze di comportamento tra i gatti randagi e i gatti che vivono nei rifugi.

Gli studiosi hanno preso in esame, per esempio, i modelli di gioco (o la forma in cui i gatti manipolano i giochi) e hanno studiato le variazioni di comportamento dei felini nell’arco delle ventiquattr’ore. Una delle interazioni che ha più incuriosito i ricercatori è quella dei gatti con gli esseri umani. Mentre nei cani è evidente che non considerano le persone alla stregua dei loro simili, e quindi il loro comportamento cambia, nei gatti non è così. Il comportamento dei gatti in relazione alle persone, infatti, non è poi tanto diverso da quello che assumono quando si rapportano agli altri gatti. Quando il gatto alza la coda, o si strofina contro le nostre gambe o ci si siede affianco, sta riproducendo gli stessi modelli di comportamento che assume con i suoi simili.

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Cosa pensano i gatti degli esseri umani

Alla luce delle dinamiche di gioco osservate nel corso dello studio, si è giunti alla conclusione che:

  • I gatti capiscono che i proprietari sono diversi da loro perché riconoscono la diversa grandezza corporea, ma non capiscono che gli esseri umani appartengono ad una specie distinta dalla loro. Per questa ragione trattano le persone come se fossero dei loro simili (infatti si strofinano contro gli esseri umani come farebbero con gli altri gatti, non lo farebbero con animali che considerano inferiori).
  • Possono arrivare a pensare che, in quanto compagni di gioco, gli esseri umani sono troppo lenti e quindi si innervosiscono o si annoiano subito.
  • Si sentono bene accanto alle persone, una volta che si sono abituati alla loro presenza. Tanto che la loro salute mentale e fisica peggiora se allontanati dai proprietari. 

È stato dimostrato infatti che i gatti separati dai loro padroni, mostrano sintomi di stress e sviluppavano problemi di pelle e disturbi a carico dell’apparato urinario.

  • Riescono inoltre a provocare nei proprietari reazioni diverse a seconda del miagolio che emettono. I gatti ricorrono alla vocalizzazione per comunicare i propri bisogni alle persone.
  • Trattano ogni membro della famiglia in modo diverso, a seconda del beneficio che possono trarre da ognuno.
  • Mantengono con i proprietari una relazione molto simile a quella che manterrebbero con la madre: impastano, alzano la coda, si strofinano addosso e fanno le fusa. 
  • Credono che siano loro i proprietari delle persone, e non viceversa, e quindi il leccare o lo strofinarsi, altro non sono che modi per “marcare” gli oggetti o le persone.