Il granchio yeti: abitudini e curiosità di un animale impressionante

05 agosto, 2020
Il granchio yeti è privo di occhi, ma è in grado di spostarsi attraverso le buie profondità del mare grazie ai suoi "peli" e alle sue chele.

Vedendo l’immagine di questo crostaceo possiamo comprendere facilmente perché gli è stato attribuito l’epiteto proprio dell'”uomo delle nevi”. In effetti, l’aspetto del granchio yeti è davvero impressionante.

Inoltre, è di grandi dimensioni (anche se non sono paragonabili a quelle del personaggio delle leggende himalayane). Leggete questo articolo per saperne di più.

Scoperta e nome del granchio yeti

Questo animale così curioso è stato scoperto nel 2006 a più di 2.000 metri di profondità nel sud del Pacifico, nei pressi dell’isola di Pasqua, grazie a una spedizione organizzata dal MBARI: il Monterey Bay Aquarium Research Institute (“Istituto di ricerca dell’acquario della baia di Monterey).

Sia il nome scientifico che quello popolare di questa specie di crostaceo decapodo non possono evitare di richiamare la nostra attenzione.

I ricercatori che hanno scoperto il granchio yeti lo hanno battezzato Kiwa hirsuta, in onore della dea Kiwa, appartenente alla mitologia della Polinesia.

Vale la pena sottolineare che Kiwa è anche il nome del dio del mare, secondo le tribù maori della Nuova Zelanda. D’altra parte, il termine hirsuto, in latino, è quasi uguale alla parola italiana, e significa, appunto “irsuto”.

Il secondo nome con il quale questo animale è conosciuto è invece quello di “granchio yeti”, ed è dovuto alla sua fisionomia e al suo colore chiaro (alcuni affermano che si tratti di una specie albina). Naturalmente, si tratta di un’evidente allusione al famoso “abominevole uomo delle nevi” delle leggende che ci spaventava quando eravamo bambini.

Il nome scientifico del granchio yeti deriva da quello di una dea della mitologia polinesiana.
Fonte: https://www.mnn.com/

Al momento della sua scoperta si trattava dell’unica specie del genere Kiwaidae, ma poco dopo è stato identificato un “familiare” che è stato chiamato Kiwa puravida, sul quale però non si dispone ancora di molte informazioni.

Caratteristiche

Il nome è sufficiente per richiamare la nostra attenzione e farci desiderare di saperne di più. Al momento, sono ancora pochi i dati in nostro possesso sul granchio yeti, al di là di quelli che riguardano alcune abitudini e caratteristiche fisiche.

Per iniziare, sappiamo che vive in zone basaltiche, circondate da fonti idrotermali, e che si tratta di una specie onnivora (mangia sia animali che piante) priva di occhi. È però in grado di muoversi senza alcun problema attraverso le oscure profondità marine, grazie ai suoi “peli” e alle sue chele.

Quando le sue estremità sono completamente estese, questo granchio di colore bianco e coperto di setole può raggiungere i 15 centimetri (è molto più grande di altri crostacei).

Le chele del granchio yeti ospitano un gran numero di microrganismi.
Fonte: https://www.animalwised.com/

Il granchio yeti e i suoi batteri

Ai ricercatori non è passato inosservato il rapporto che instaura con i batteri. Questo fenomeno è dovuto al fatto che i suoi peli o setole sono ricoperte da colonie di microrganismi. A quanto pare, esiste una relazione simbiotica molto interessante tra il granchio e questi organismi.

Una delle teorie formulate per spiegare questo rapporto afferma che, dal momento che il crostaceo vive in zone idrotermali, accumula una buona quantità di minerali e sostanze chimiche nocive, che vengono consumate dai batteri. In questo modo, il granchio si disintossica e i microrganismi ricevono il proprio alimento.

Secondo un’altra ipotesi, invece, il granchio yeti consentirebbe ai batteri di vivere sulle sue chele perché, in questo modo, quando il cibo scarseggia disporrebbe comunque di una fonte di nutrimento… direttamente dal proprio corpo!

Sappiamo ancora poco di questa specie così strana. Possiamo affermare, però, che la natura riesce a sorprenderci una volta di più. Il mare conserva numerosi segreti e misteri che non sono ancora stati svelati, e il granchio yeti è uno dei tanti “tesori naturali” che vivono nell’acqua e che il pensiero umano non riesce ancora a cogliere del tutto.

Goffredi, S. K., Jones, W. J., Erhlich, H., Springer, A., & Vrijenhoek, R. C. (2008). Epibiotic bacteria associated with the recently discovered Yeti crab, Kiwa hirsuta. Environmental Microbiology. https://doi.org/10.1111/j.1462-2920.2008.01684.x