La matrifagia: la cura parentale più estrema che ci sia

18 settembre, 2020
Sapevate che esistono animali che divorano la propria madre subito dopo la nascita? Per quanto possa sembrare scioccante, questa strategia di sopravvivenza, che prende il nome di "matrifagia", assume un importante significato nel regno animale.

Che i genitori possano dare la vita pare i propri figli è un fatto ben noto, dal momento che è possibile osservare comportamenti altruisti genitoriali sia nel regno animale che in molte società umane. Ciononostante, esistono alcune strategie genitoriali estreme che vanno ben al di là della semplice protezione della discendenza. È il caso della matrifagia.

Sapete che cosa significa questo termine? Conoscete il suo significato evolutivo? In questo articolo rispondiamo a queste domande e a molte altre.

Le cure parentali e il loro rapporto con la discendenza

Le cure parentali vengono definite come qualunque caratteristica dei genitori che aumenta le probabilità che i loro figli riescano a sopravvivere, riprodursi e trasmettere il proprio patrimonio genetico alle generazioni successive. Questo meccanismo si manifesta attraverso tratti sia comportamentali che non comportamentali.

Le cure parentali rappresentano un processo che prevede un costo, perché in tutti i casi i genitori devono dirottare risorse e investire energie che, in linea di principio, dovrebbero riservare per se stessi.

Ogni boccone che riescono a offrire alla loro discendenza è un boccone sottratto alla propria bocca. Per questa ragione, le cure parentali rappresentano un fenomeno poco diffuso in molti animali:

  • Negli invertebrati è molto poco comune e, quando esiste, si manifesta solamente nelle femmine.
  • Nei pesci, quando questo fenomeno esiste, sono i maschi a prendersi cura della prole.
  • Gli uccelli presentano generalmente un tipo di cura bigenitoriale, nella quale entrambi i sessi lavorano per la sopravvivenza della discendenza.
  • Infine, nei mammiferi sono sempre le femmine a prendersi cura dei figli.

Per i genitori questa attività costituisce un investimento, perché riduce le loro possibilità future di sopravvivere e riprodursi, consentendo loro, però, di offrire ai propri figli il miglior destino possibile.

Nel regno animale, le cure parentali si manifestano sotto molte forme differenti.

Che cos’è la matrifagia?

La matrifagia è la cura parentale più estrema, perché si basa sul consumo della madre da parte dei cuccioli. Questo comportamento viene osservato solamente negli invertebrati e in un gruppo di anfibi, le cecilie.

In queste ultime il processo non è completo, perché la madre non muore quando dà il nutrimento ai propri figli. Le cecilie femmine consentono alla propria discendenza di cibarsi del tessuto del loro ovidotto, cosa che naturalmente provoca loro dei danni, ma non pone fine alla loro vita. Si tratta di un caso molto diverso da quello di cui vi parliamo nelle righe che seguono.

Un caso specifico di matrifagia: Amaurobius ferox

Questo ragno di piccole dimensioni è diffuso in Europa e America del Nord. Al di là del suo aspetto, simile a quello di molti aracnidi, le femmine di questa specie sono caratterizzate dall’altruismo estremo che dimostrano nei confronti della propria discendenza.

In questo caso, la femmina rimane accanto al’ooteca (l’involucro in cui sono contenute le uova) fino a quando non ne emergono i cuccioli. Per prima cosa, per nutrirli depone una seconda serie di uova, per poi incoraggiare la propria discendenza a cibarsi del suo stesso corpo. I cuccioli iniettano il loro veleno all’interno del corpo della madre, per provocarle una morte rapida.

I benefici che questa strategia offre ai cuccioli sono più che evidenti. Alcuni di essi sono i seguenti:

  • Il corpo della madre rappresenta una fonte di nutrimento, cosa che si traduce in un miglioramento nella crescita e nello sviluppo della discendenza.
  • La matrifagia accelera il processo della muta. Gli invertebrati cambiano il proprio esoscheletro a intervalli di tempo periodici e questa strategia è in grado di accorciarli.
  • I cuccioli che si nutrono della madre presentano un tasso di sopravvivenza molto più elevato di quello delle specie che non adottano questo comportamento.
  • La matrifagia promuove la socializzazione tra i membri della discendenza, perché evita fenomeni come il cannibalismo tra fratelli.

È chiaro che da questo comportamento i figli traggono numerosi benefici, ma qual è il vantaggio della madre? Uno studio scientifico ha cercato di dare una risposta a questa domanda. Per farlo, ha separato in condizioni di laboratorio i cuccioli dalla madre prima che quest’ultima venisse divorata. I risultati sono stati i seguenti:

  • L’80% delle femmine che sono state separate dai propri figli ha deposto un secondo involucro di uova. Tra tutti i nuovi figli, solo il 40% è sopravvissuto, rispetto al 90% della prima serie.
  • Il numero di uova deposto nella seconda serie si è dimostrato significativamente inferiore rispetto a quello della prima.

Questi risultati non fanno che renderci chiaro come, semplicemente, per la madre non ci sia alcuna convenienza nel continuare a vivere dopo aver dato la vita a una nuova generazione di discendenti. Se il tasso di sopravvivenza di una seconda serie di uova è così basso, perché prendersi il disturbo di produrla?

Dopo la nascita, i cuccioli di Amaerobius ferox si dedicano alla matrifagia.

Una questione di geni

Alla fine, la giustificazione per tutte le strategie evolutive trova la propria origine nella genetica. La maggior parte degli animali non percepiscono se stessi come individui autonomi (oppure non è stato dimostrato); di conseguenza, la loro preoccupazione primaria è fare in modo che la loro discendenza perduri nel tempo.

È per questo motivo che alcuni genitori combattono con le unghie e con i denti per proteggere i propri discendenti, mentre altri si lasciano divorare interi per consentire ai figli di prosperare. La matrifagia può essere un concetto scioccante per noi esseri umani, ma possiede indubbiamente un importante significato evolutivo.

  • Kim, K. W., Roland, C., & Horel, A. (2000). Functional value of matriphagy in the spider Amaurobius ferox. Ethology106(8), 729-742.
  • Kim, K. W., & Horel, A. (1998). Matriphagy in the spider Amaurobius ferox (Araneidae, Amaurobiidae): an example of mother‐offspring interactions. Ethology104(12), 1021-1037.