La storia di Leia e dei suoi cani dopo l'esplosione di Beirut

10 ottobre, 2020
Nonostante il terrore, il caos e le vite umane e animali perse, Leia ha continuato a cercare i suoi cani dopo la terribile esplosione di Beirut.

Le devastanti esplosioni avvenute a Beirut all’inizio di agosto hanno lasciato in pochi attimi circa 300.000 persone senza una casa. Molte famiglie hanno perso i loro cari. Ma questa catastrofe non ha colpito solo le persone. Oggi conosceremo l’incredibile storia di Leia e dei suoi cani smarriti dopo l’esplosione avvenuta a Beirut.

Dopo il disastro e i primi minuti di confusione, le persone hanno cercato di aiutarsi a vicenda. In mezzo ad un caos di vetri rotti, sangue, fumo e disperazione, la comunità si è riunita per rifugiarsi da quello che si pensava potesse essere l’inizio di un’altra guerra come quella del 2006.

In nessun momento la gente ha pensato di abbandonare i propri animali domestici che, come gli umani, erano spaventati e disorientati. Andiamo a conoscere la storia di Leia che ci dimostra come l’amore del padrone nei confronti del proprio cane non ha confini.

Il primo pensiero di Leia dopo l’esplosione

Nessuno poteva immaginare cosa fosse conservato nel porto di Beirut. Secondo il governo libanese, la causa delle esplosioni sono state le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio stipate in un capannone all’interno del porto. Questo composto chimico si può utilizzare come fertilizzate, ma anche per creare delle bombe.

Il nitrito di ammonio fu sequestrato ad una nave cargo russa nel 2014 e conservato all’interno di un capannone nel porto di Beirut.

Gli alti funzionari della dogana hanno cercato di spostare il carico con la volontà di donarlo all’esercito libanese, ma non ottennero mai i permessi. Purtroppo, alcuni lavori di saldatura nel magazzino attiguo al capannone hanno provocato un incendio che ha causato la terribile esplosione.

I tragici numeri di questa tragedia sono: 135 vittime sul posto, 5.000 persone scomparse e 300.000 sfollati. Leia e i suoi cani smarriti fanno di quest’ultimo gruppo.

Leia racconta di aver visto una luce bianca in un angolo della stanza in cui si trovava e un attimo dopo intorno a lei non c’erano altro che vetri rotti e legni spezzati. Quando si riprese, nonostante il forte ronzio alle orecchie, il suo primo pensiero andò alla sua famiglia.

Ma non alla sua famiglia biologica, che era al sicuro lontano da Beirut, ma quella che aveva adottato. La prima cosa a cui Leia pensò furono i suoi piccoli amici pelosi che aveva adottato nel corso degli anni.

Qualcuno la avvisò che i suoi cani stavano bene. Così, insieme alla sua coinquilina Lizzie, uscì di casa facendo attenzione a non ferirsi tra i vetri rotti e i detriti dell’esplosione che le ostacolavano il passaggio.

Ragazza che bacia il proprio cane.

Dove sono finiti i cani smarriti a causa dell’esplosione?

Per paura di un’altra esplosione e avendo vivido il ricordo della guerra in Libano del 2006, Leia e i suoi vicini di casa si sono rifugiati sotto una scala. Con sorpresa lì trovarono Fred, il cane più anziano del gruppo. Ma il piccolo cucciolo Bunduq, che Leia aveva adottato quando i proprietari lo avevano abbandonato per paura di contrarre il COVID-19, non c’era.

Nei giorni seguenti, Fred non si separò dalla sua padrona. Difese quello che restava della sua casa, mentre insieme a Leia aspettavano speranzosi il ritorno a casa del piccolo Bunduq.

Per Leia, i suoi cani sono un punto di riferimento. Fanno parte della sua vita, della sua casa e della famiglia che ha scelto di costruire. Come dice lei stessa: “Non ho scelto il mio animale domestico, è lui che ha scelto me”.

Le reti sociali per trovare i cani smarriti

Come Fred e Bunduq, molti altri cani si sono persi dopo la terribile esplosione avvenuta a Beirut. Fortunatamente, grazie ad un gruppo WhatsApp chiamato “Mamma cane”, a cui Leia faceva parte, a poco a poco tutti i cani sono stati ritrovati.

Sfortunatamente, Leia non potè andare alla ricerca del suo Bunduq perché è dovuta rimanere per giorni in ospedale a causa delle terribili ferite ai piedi dovute all’esplosione. Tuttavia, non ha mai smesso di pubblicare dei post sulla scomparsa del suo amato cane con la speranza di avere delle informazioni su dove si trovasse.

Nel frattempo, i suoi amici non hanno mai smesso di cercare Buntuq per le strade di Beirut, appendendo manifesti e chiedendo alle persone che incontravano se avessero visto il cane. Si sono rivolti anche ad un ente di beneficienza che si occupa di animali randagi. Sfortunatamente, neanche lì c’era traccia del cane.

Finalmente una segnalazione su Buntuq

I giorni passavano e Leia iniziava a perdere la speranza di ritrovare il suo amato cane. Poteva essere stato investito da un’auto o aver riportato delle ferite che gli impedivano di tornare a casa.

Un giorno, mentre scriveva su un blog di cani da ricerca e salvataggio delle persone tra le macerie, sullo schermo del suo telefono apparve un messaggio: “Hai perso un cane? Penso di averlo trovato.”.

La persona che l’aveva contattata aveva trovato Buntuq a Beirut dopo l’esplosione e lo aveva portato con sé a Tripoli, a più di 50 chilometri di distanza. Questa persona aveva perso tutto a causa dell’esplosione e per forza di cose si era spostata a Tripoli. Nonostante questo, non aveva intenzione di lasciare un povero cucciolo spaventato e impaurito da solo, quindi, non ci pensò due volte e lo portò in macchina con sé.

Un altro problema per Leia: come andare a prendere Buntuq?

Leia non aveva una macchina, inoltre, a causa dell’esplosione ha dovuto sottoporsi a diversi interventi chirurgici ai tendini dei piedi. Con sua sorpresa, un’associazione chiamata “Lebanon’s animal lovers” ha trovato il modo di riportare Bunduq a casa. Fu così che, alle due del mattino dello stesso giorno, il cucciolo era di nuovo tra le braccia di Leia.

Storie come questa, in cui un gruppo di esseri umani lavora insieme per riportare a casa tra le braccia della sua famiglia un altro essere vivente che si era perso, ci riempiono di speranza e fiducia nel genere umano.

Cane randagio che sorride.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che Beirut è ancora distrutta. Molte persone hanno dovuto lasciare la città per ricominciare la loro vita da un’altra parte. Dopo la guerra la rete sanitaria non è ancora al 100% e, nonostante tutto, le persone continuano ad aiutarsi a vicenda.