Una sostanza tossica minaccia la sopravvivenza delle orche

28 maggio, 2020
Questa sostanza viene catturata dal plancton, che a sua volta viene ingerito dai piccoli pesci, che a loro volta vengono ingeriti dai pesci più grandi di cui si nutrono le orche.
 

Una sostanza tossica minaccia la sopravvivenza delle orche. È questo il risultato di uno studio, piuttosto recente, che ha scatenato un’enorme allarme per quanto riguarda la sopravvivenza di questi grandi cetacei nei nostri mari.

La sostanza tossica che minaccia la sopravvivenza delle orche è il PCB, un composto chimico generato dall’uomo per diluire i pesticidi e che è contenuto nelle vernici. Pensate che il PCB viene ampiamente utilizzato fin la seconda guerra mondiale.

Durante gli anni ’60 ci furono diversi casi di intossicazione umana provocati da queste sostanze chimiche, che si manifestarono attraverso malattie della pelle, problemi immunitari e persino il cancro. Fenomeni come questi hanno portato al divieto di questi prodotti chimici. Infatti, molti paesi si sono impegnati a distruggerli. Purtroppo, però, il processo di smaltimento è ancora lungo.

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Perché le orche?

La sostanza tossica in questione è stata usata per anni in tutto il mondo nella composizione dei pesticidi, quindi ha finito per inquinare anche gli oceani.

Bisogna sapere che negli oceani si verifica un processo chiamato biomagnificazione, secondo cui l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi (bioaccumulo) aumenta di concentrazione man mano che si sale nella piramide alimentare.

Orca nella catena alimentare Una sostanza tossica minaccia la sopravvivenza delle orche
 

Il plancton assorbe queste tossine e viene ingerito dai pesci più piccoli. I pesci più piccoli a loro volta vengono mangiati dai grandi pesci come i tonni, di cui si nutrono le orche.

Di conseguenza, sembra che metà delle orche che abitano il pianeta abbiano ingerito livelli enormi di PCB a causa del processo di biomagnificazione. Questo è il motivo per cui mangiare carne di delfini e balene, oltre ad essere immorale, è anche pericoloso per motivi sanitari.

Una sostanza tossica minaccia la sopravvivenza delle orche

Lo studio in questione ha verificato i livelli di PCB nei diversi gruppi di orche che abitano gli oceani e ha verificato i loro effetti. Il PCB causa innanzitutto l’abbassamento delle difese immunitarie delle orche, che le rende il bersaglio perfetto per le malattie infettive. A sua volta, ciò causa una diminuzione della capacità riproduttiva di questi animali.

Questi effetti, incrociati con i dati sulla crescita della popolazione, hanno rivelato che la metà delle orche studiate da questi scienziati sarebbe in pericolo di estinzione.

Le popolazioni più colpite sono quelle che vivono vicine alle aree industriali o quelle che si nutrono di pesci più grandi, come le orche dello Stretto di Gibilterra o le Isole Canarie, che si dedicano alla caccia del tonno rosso.

Le orche attaccano gli squali
 

Il fatto che le orche siano vittime dei PCB non è una novità. Da anni ormai gli esemplari di orche morte ritrovate presentano livelli alti di queste tossine nel sangue.

Le orche, oltre a trovarsi in cima alla catena alimentare, hanno un sacco di grasso, dove si accumulano i PCB. Questo fattore, insieme alla loro longevità, fa sì che una sostanza tossica minaccia la sopravvivenza delle orche.

Una delle cose più preoccupanti è che le orche non sono minacciate solo dal PCB, ma anche dalla pesca eccessiva del cibo di cui si nutrono e persino dai fenomeni sismici.

Le misure da adottare per salvare le orche

Gli autori dello studio chiedono la distruzione e la proibizione di queste tossine e chiedono anche il rafforzamento delle misure di conservazione per questi cetacei. Sembra proprio che interventi del genere siano le uniche garanzie per far sopravvivere le orche in molte parti del pianeta durante i prossimi decenni.

 

Ross, P. S., Ellis, G. M., Ikonomou, M. G., Barrett-Lennard, L. G., & Addison, R. F. (2000). High PCB concentrations in free-ranging Pacific killer whales, Orcinus orca: effects of age, sex and dietary preference. Marine Pollution Bulletin40(6), 504-515.