L'uro euroasiatico: un mammifero enorme

18 agosto, 2020
L'uro euroasiatico è un animale estinto che ha molte somiglianze con le mucche e i tori domestici. I progressi dell'ingegneria genetica potrebbero essere in grado di riportarlo in vita.

L’uro eurasiatico (Bos primigenius primigenius) è l’antenato delle mucche e dei tori domestici. Ha vagato liberamente per le pianure eurasiatiche fino alla sua scomparsa nel 1627. In questo articolo vi raccontiamo la storia impressionante di questo enorme mammifero.

Uro o bisonte? Il dibattito tassonomico

Fino al XVII secolo, la maggior parte degli scienziati e dei naturalisti europei considerava l’uro e il bisonte come la stessa specie. Credevano che fosse l’antenato comune del nostro bestiame domestico.

Tuttavia, nel XVIII secolo, alcuni naturalisti iniziarono a sostenere che esistevano due specie diverse: l’uro (antenato selvaggio del toro) e il bisonte, un parente stretto del toro tutt’ora esistente.

C’erano quindi due correnti di opinione: quella del singolo bovino e quella delle due specie separate. Tutto iniziò a cambiare in seguito ad alcune scoperte fossili nel XIX secolo. Da quel momento in poi è stato evidente che l’uro eurasiatico e il bisonte sono due animali diversi, e alcuni naturalisti, come Bojanus, cambiarono idea e ritennero valida la teoria delle due specie.

Esemplare di bos primigenius.


Caratteristiche dell’uro eurasiatico

L’uro eurasiatico somigliava a una specie di enorme toro, con caratteristiche fisiche più selvagge. Il suo peso poteva facilmente raggiungere una tonnellata ed era alto due metri, leggermente meno del suo parente, l’uro americano. Pertanto, sebbene simili, c’erano molte cose che lo differenziavano dal bestiame attuale:

  • Un cranio considerevolmente più grande e più pesante con delle corna che potevano misurare fino a un metro di altezza.
  • Zampe più lunghe e flessibili, oltre che muscolose.
  • Una muscolatura molto atletica, soprattutto nella zona del collo, in particolare nei maschi.

Comportamento e habitat

Si ritiene che gli uro eurasiatici vivessero in branchi, dominati da uno o due maschi. La supremazia veniva stabilita attraverso delle lotte feroci per acquisire lo status sociale. Questi combattimenti si verificavano, come nella maggior parte dei mammiferi, durante la stagione degli amori.

Per quanto riguarda l’habitat, oltre ai prati, si ritiene che l’uro si muovesse tra le radure boschive e gli argini fluviali. La perdita dell’habitat è stata la causa principale della sua estinzione, come vedremo più avanti.

Storia di una specie affascinante

Espansione in Eurasia

Durante il Pliocene il clima era più freddo di quanto lo sia oggi. Pertanto, esistevano enormi praterie in Eurasia. Questo dava un grande vantaggio adattativo ad animali come i bovidi, abituati al freddo grazie alla loro folta pelliccia e alla loro condizione di erbivori. Pertanto, l’uro si è diffuso in tutta l’Eurasia diversificandosi in varie sottospecie, alcune delle quali sarebbero persino state addomesticate.

Addomesticamento dell’uro: le origini del bestiame attuale

Secondo diversi studi, durante la rivoluzione neolitica avvennero due addomesticamenti in diverse parti del mondo:

  • Nel subcontinente indiano, diede origine all’attuale zebù (Bos primigenius indicus).
  • In Europa diede origine alle mucche e ai tori domestici (Bos primigenius taurus).

Estinzione

Come accadde alla maggior parte della fauna del Pleistocene, l’habitat naturale dell’uro euroasiatico si ridusse a causa dell’espansione umana. Con la caccia e la diffusione su larga scala dei raccolti, questi magnifici animali avevano a disposizione sempre meno posti in cui vivere.

La popolazione si ridusse fino a contare poche centinaia di esemplari durante il Medioevo. Gli ultimi sopravvissuti vivevano nelle foreste della Polonia, dove erano considerati un trofeo di caccia esclusivo per i re. L’ultimo esemplare, una femmina, morì nella foresta di Jaktorow nel 1627.

La “resurrezione genetica” degli uro

Negli ultimi anni sono stati proposti vari esperimenti per cercare di riportare in vita alcuni esemplari il più possibile simili all’uro originale.

Ciò si ottiene incrociando fra loro delle razze domestiche con caratteristiche ancestrali. Alcune di queste razze sarebbero gli spagnoli sayagüesa, limia e pajuna, la primitiva maremmana italiana e la maronese portoghese.

Mandria di uro sulla neve.

Il materiale genetico dell’uro proviene da alcuni ritrovamenti di resti fossili ed entro il 2025 si prevede di ottenere un nuovo esemplare.

“Al momento siamo alla quarta generazione di incroci e, sebbene si tratti di un calcolo approssimativo, la previsione è che entro il 2025 avremo il campione finale, che non sarà al 100% come l’uro ma molto simile”

Ronald Goderie, Direttore della Fondazione Taurus

Una delle cose che però sarà difficile da recuperare sarà il carattere e il comportamento di questi animali ancestrali, ammansiti da secoli di addomesticamento.